Al Largo Piè Di Castello successo per Sala, pianista molisano

Termoli. Simone Sala, classe 1982, nativo di Bojano: un altro dei talenti della nostra regione che per una volta stanno segnando l’estate termolese più del solito. Ne è convinto anche lui, talento puro e libero, che domenica 11 agosto sera, dal palco sistemato a “Pié di Castello”, a fine concerto ha detto: «Meno male che c’è Termoli, altrimenti in questa estate in particolare ce la saremmo vista davvero brutta». Una frase che magari a qualcuno è parsa di circostanza o un modo per farsi ben volere dal buon pubblico presente e da tutti coloro che affollavano i vari locali dell’area, ma che invece scambiando due chiacchiere con lui si è poi rivelata sincera e sentita. Di qui il suo ringraziamento, reiterato in verità, all’Assessore alla Cultura Michele Cocomazzi, pure presente all’evento, che lo ha con forza voluto inserire nella programmazione. Scelta felice.

L’esibizione è stata molto interessante e gradita al pubblico. Simone ha virtù da pianista non comuni e si vede, anzi si sente, subito. Parlano per lui i diversi premi già vinti in varie occasioni e non solo in Italia. Si è esibito in tantissime città del nostro Paese e all’estero in mezza Europa, oltre che negli Stati Uniti, in veste di solista oppure con il TRIO latin jazz, così come con diverse orchestre, tra le quali la Giovanile del Conservatorio Perosi, l’Orchestra Stabile della Regione Molise, la Meadows Philarmonia Orchestra e oltre.
Eclettico e capace di spaziare in termini di generi e “passo”, mani velocissime e precisione chirurgica, da il meglio di sè quando il ritmo sale e la sua musica inizia a somigliare a lui che è spigliato, spontaneo ed entusiasta nel rapporto con gli altri. Osservare come interagisce con il pubblico dal palco è stato sufficiente per imparare a conoscerlo.
Ascoltato sul suo stile e sulla sua interpretazione del pianoforte, che pare essere molto figlia di uno sviluppo autonomo a prescindere dai suoi maestri e dagli esempi fatti propri, ha dichiarato: «Io penso che nessuno s’inventa niente, non lo ha fatto nemmeno Leonardo Da Vinci. E’ fondamentale la capacità di osservare quel che fanno gli altri e di reintepretarlo secondo la propria natura. La mia musica è figlia di molti padri. Penso al Chiaro di Luna di Beethoven che suonai a 8 anni, così come al Jazz, a Michel Camillo, Petrucciani, al Pop, Gino Paoli compreso: da tutto e tutti ho cercato di apprendere e di mutuare qualcosa, per poi metterci me stesso. Cerco di fare un prodotto che sia la summa, il riassunto del mio vissuto». Perfetto e vero, ma per interpretare generi e correnti così diverse tra loro e farlo bene ci vuole il genio. Simone lo ha e da esso scaturisce un timbro assolutamente personale e del tutto in linea con la sua indole vivace, loquace, coloratissima ed entusiasta. Il risultato? Dita che volano sulla tastiera in modo mirabile ed altamente comunicativo. E’ bravo anche a scegliere i suoi, come risulta evidente dopo aver ascoltato il batterista di ieri, il ventunenne Gillan Capra, mano gentilissima e nel contempo autorevole. A completare la squadra il basso di Mino Berlano.
Al termine dell’esibizione sono spuntati tantissimi ammiratori per il musicista, che si è ritrovato attorno una piccola ressa ansiosa di conoscerlo da vicino, salutarlo e fargli i meritati complimenti.

fonte www.primonumero.it